Vergogna all’università di Verona

una lezione di Storia tra l’ostruzionismo dell’ateneo e l’irruzione di Casa Pound. Che fine ha fatto la cultura?

di Luca Romeo

Penso che quanto successo ieri, 12 febbraio 2013, all’Università di Verona sia una gravissima interruzione di democrazia e che l’ateneo veneto abbia confezionato una pessima figura agli occhi del mondo universitario nazionale e non solo.

Un incontro-lezione di Storia Contemporanea, è terminato con un irruzione violenta tra le pareti dell’edificio, un clima di tensione e paura e l’arrivo della polizia a circondare l’ateneo e permettere l’uscita alla relatrice e agli studenti che stavano seguendo il dibattito.

Andiamo con ordine.

Da circa un mese un collettivo studentesco interno all’università ha organizzato un incontro con la storica Alessandra Kersevan, dal titolo “Foibe: tra mito e realtà“. Un titolo di per sé provocatorio per quanto riguarda la vicenda che ha visto migliaia di italiani morire nelle fosse scavate nelle terre slave confinanti al Friuli, ma che va contestualizzato. Nessuna apologia dei crimini di Tito: la lezione storica ha portato alla luce alcuni dei fatti precedenti all’8 settembre 1943, giorno del secondo armistizio italiano durante la seconda guerra mondiale e – nella pratica – momento in cui l’Italia è passata da paese aggressore (della popolazione slava) a paese aggredito (dai partigiani slavi unitisi ai comunisti di Tito).

La sera precedente l’incontro – ripeto, organizzato da circa un mese – il rettore dell’ateneo decide di revocare il permesso dell’aula e di annullare l’incontro considerato “revisionista” e “negazionista”, trovando ampi consensi dai quotidiani locali L’arena e Il corriere del Veneto e il plauso del sindaco di Verona Tosi (Lega Nord).

Increduli, i ragazzi che hanno organizzato l’incontro, decidono di svolgere ugualmente la lezione. Io tra loro, puntuale alle 16, mi trovo tra i corridoi dell’ateneo a cercare di capire dove portare la storica Kersevan e dove assistere a questa lezione. Le aule, sono quasi tutte chiuse a chiave.

Piccola precisazione: il sottoscritto è a Verona da pochi mesi e non appartiene ad alcun collettivo studentesco, né a particolari partiti politici. La mia unica colpa, ieri pomeriggio, era quella di essere appassionato di Storia Contemporanea e di conoscere in modo parziale la vicenda delle foibe (in realtà, molto di quanto detto dalla storica sono notizie reperibili in diversi manuali in materia).

Già dal primo pomeriggio, il clima intorno all’ateneo è teso. Alcuni professori e un amministratore dell’università fanno di tutto per far desistere gli organizzatori dell’incontro, i quali sono decisi a permettere alla Kersevan di parlare. La storica, dal canto suo, non si china all’assurdità imposta dall’alto: che cosa può esserci di male in un dibattito sulla Storia? Tutt’al più si può ascoltare senza essere d’accordo e porre domande alla relatrice sulle questioni che si ritengono più spinose. Da amante della Storia Contemporanea, mi preparo all’incontro con questo spirito: prendere appunti, pormi dei dubbi e cercare di scioglierli facendo domande pertinenti alla professoressa improvvisata.

Il clima di tensione, però, si alimenta quando fuori dall’ateneo comincia un piccolo siparietto di alcuni esponenti di Casa Pound e Blocco Studentesco (gli studenti di estrema destra), i quali espongono uno striscione contro l’attività proposta in ateneo (compare la scritta “Non farti infoibare dall’ignoranza“) e una ‘mostra’ fotografica che presenta alcuni degli italiani maltrattati dai partigiani slavi dopo l’8 settembre 1943.

Inizialmente penso che ognuno sia libero di pensarla come meglio crede, che in fondo anche questi esponenti di estrema destra (che non sembravano studenti, ma persone di età maggiore) avessero il diritto di non voler partecipare all’incontro, in quanto strenui difensori di un patriottismo italiano che vede nelle foibe un simbolo di martirio. Poi però penso che l’incontro non si basa affatto su temi negazionisti, nessuno mette in discussione la vicenda delle foibe, ma che gli studenti – come me – appassionati di Storia Contemporanea, abbiano tutto il diritto di sapere per quale motivo gli slavi operarono con tanta ferocia sugli italiani e che cosa fosse successo prima di quell’armistizio. Ignoranza sarebbe non porsi queste domande: tutt’al più – come dicevo prima – si può non essere d’accordo. In fondo, è solo una lezione di storia.

Alle 16.30 circa, si trova finalmente un’aula nella quale seguire l’incontro. I professori e l’amministratore, per tutta risposta, cercano di ostacolarci in ogni modo. Ben tre volte viene tolta la corrente all’aula, in modo che la Kersevan non potesse proiettare le fotografie raccolte e costringendoci a seguire la lezione nel buio totale. Visto che alcuni studenti riescono in qualche modo a ripristinare la corrente (agganciando una prolunga all’elettricità fornita alla macchinette del caffè), qualcuno decide di far saltare la corrente dell’intero piano terra dell’edificio. Faccio presente che a questo piano c’è anche l’aula degli studenti diversamente abili, anch’essi rimasti senza luce e computer.

Trovo assurdo che un’università e un rettore ‘magnifico’ possano consentire tutto questo. In fondo, si tratta solo di una lezione di storia, senza apologie di macellai, senza scuse per nessuna atrocità, ma incentrata sull’esposizione di fatti spesso occultati, relativi all’occupazione italiana in Jugoslavia e Slovenia nei primi anni ’40.

Ma – non l’avrei mai detto – il peggio doveva ancora arrivare.

Quando l’interessante lezione è ormai al termine e quando ho già raccolto due pagine di appunti e ho pronte alcune domande che potessero sciogliere i miei dubbi, le parole della Kersevan vengono interrotte da un’irruzione degli esponenti di Casa Pound in università. Parte un fuggi fuggi generale, in aula la paura è tanta, tutti scappano verso il cortile interno. Molte ragazze perdono il controllo, alcune piangono, alcuni cadono nel tentativo di fuggire. Le porte dell’aula vengono sbarrate, purtroppo noi appassionati di Storia Contemporanea non siamo assolutamente portati allo scontro fisico e la paura di un aggressione è davvero forte.

A un certo punto, da un’altra uscita, gli esponenti di Casa Pound raggiungono il cortile dove ci eravamo rifugiati, scandendo slogan come “Tito boia! Tito boia!“. Questo mi fa pensare a come non avessero nemmeno idea sul tema del nostro dibattito. Nessuno, in quell’aula ha mai parlato di Tito come un santo, si cercava solo di approfondire le ragione dell’odio slavo nei confronti degli occupatori italiani.

Ci precipitiamo di nuovo dentro e stavolta sbarriamo anche le porte che danno al cortile. Regna il caos. Ci sentiamo topolini in trappola. Fortunatamente, qualcuno avverte la polizia che interviene disperdendo gli esponenti di estrema destra e ci permette di uscire per strada, scortando la storica Kersevan, che non solo ha dovuto subire il danno e la beffa di tenere una lezione universitaria al buio totale, ma che si è vista interrompere da un’irruzione che puzza di squadrismo fascista degno del Ventennio.

Avete capito come funziona l’università? Gli studenti appassionati di Storia non hanno i permessi di svolgere una pacifica lezione su temi assolutamente non negazionisti, ma di puro approfondimento. I rettori hanno la facoltà di proibire senza motivo tali incontri. I sindaci applaudono le decisioni. I funzionari dell’ateneo, anziché proteggere gli studenti, staccano loro la corrente elettrica. Agli esponenti di Casa Pound è permesso fare irruzione all’interno dell’università per ostacolare una lezione di storia.

I giornali locali stanno dalla parte dell’università, del sindaco – ça va sans dire – e di chi ha staccato l’elettricità e in definitiva dei contestatori di estrema destra.

Che cosa leggo ora sui giornali? Che verrà chiesta la revoca dello spazio autogestito dagli studenti dei collettivi, quelli che hanno organizzato l’incontro. Uno spazio di quattro metri per quattro di per sé insufficiente e per il quale esiste un contratto che non ha motivo di essere sciolto. Quale sarebbe il motivo? Avere organizzato un incontro culturale?

Stiamo freschi, questa è l’università italiana. Poi piangiamo se ci sono 50 mila iscritti in meno rispetto agli anni scorsi.

Cosa racconterò ai miei genitori? Loro mi dicevano: “Vai all’università e fregatene dei voti che prenderai, bada solo a imparare tutto quello che puoi, segui ogni corso possibile, partecipa ai convegni, ascolta tutte le campane e poniti sempre dei dubbi. In seguito fatti un’idea”.

Me ne sono fregato dei voti, sto cercando di imparare il più possibile, sto seguendo tutti i corsi che riesco e partecipando a ogni convegno che sembra interessante, ascoltando ogni campana disponibile e ponendomi innumerevoli dubbi.

Da ieri, un’idea me la sono fatta: l’università italiana, forse, non è pronta per ospitare studenti come me, che vogliono imparare. Che pessima figura. Quante assurdità, quante contraddizioni.

Che vergogna.

kersevan

foto presa da internet, io non sono riuscito a farne.

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65 Pensieri su &Idquo;Vergogna all’università di Verona

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  2. Gentile Luca, con alcuni amici stiamo cercando di approfondire l’argomento. Saresti così gentile da contattarmi via mail per organizzare un incontro? Grazie mille.

  3. Pingback: UNIVERSITÀ DI VERONA E FOIBE: TENSIONE TRA L'OSCURANTISMO DELL'ATENEO E L'IRRUZIONE DI CASAPOUND. | L' Animale Sociale.

  4. Veramente una vicenda molto molto triste. Capisco il tuo disappunto caro Luca e mi sento veramente incredula e amareggiata da quanto accade presso il tuo ateneo. Ricordo di essere stata a Verona solo un paio di anni fa quando visitai un’amica che studia lì. Anche lei mi raccontava di come si fosse trovata male in quell’ambiente così diverso dal nostro (noi veniamo della Romagna)… Avete cercato un dialogo con queste persone prima dell’incontro con la storica? Secondo me è un fatto gravissimo e le persone responsabili combattono i fantasmi di carta che si sono create. L’unica cosa che mi viene in mente è rivolgervi ad autorità competenti e alla polizia, sperando che tutto questo non accada mai più. Un abbraccio

  5. @anonimo: ti ha già risposto molto bene Before they fall, aggiungo solo che io non so tutto, infatti quando ci sono le lezioni-dibattito in cui si può imparare qualcosa, io sono tra quelli che le seguono, non tra quelli che le interrompono. Ancora, la ‘notizia’ e la figura fatta dall’ateneo, sono derivate dall’irruzione, se non ci fosse stata noi avremmo seguito il dibattito in pace, non ci sarebbe stato nessun articolo sui quotidiani, il rettore non si sarebbe dovuto vergognare di nulla, nessuno avrebbe fatto la vittima.

  6. Pingback: A Verona aggressione fascista all’università

  7. Seconda ondata di risposte.
    @anonimi che citano wiki: premetto – come già specificato in precedenza – che wiki non è il massimo per una ricerca storica (meglio i manuali), comunque seppur le città di confine a inizio ‘900 fossero a maggioranza italiana, questo non giustificherebbe, dal mio punto di vista, l’occupazione dell’intera regione (a maggioranza non italiana) e addirittura della Slovenia più interna, dove addirittura di italiani non ce n’erano. In realtà, per me un’occupazione violenta di un’area geografica non è mai giustificata, ma questo è il mio punto di vista. In quegli anni l’Italia occupò anche Grecia, Albania, Slovenia e Montenegro, che tra l’altro senza l’aiuto militare tedesco non sarebbe mai riuscita a conquistare.
    @KatTs: sono d’accordo con te, gli slavi-sloveni avrebbero potuto non vendicarsi ed essere ‘superiori’, ma la repressione l’hanno subita anche loro e purtroppo è andata così.
    @anonimo friulano: la tua tesi che dice che in nell’est del Friuli ancora oggi c’è poco di italiano, mi fa pensare quanto le notizie di wiki vadano in realtà completate che fonti più ufficiali. Grazie per l’intervento.
    @anonimo che parla di italiani brava gente: sono d’accordo con te, bastava ascoltare e porre domande alla relatrice per sciogliere i propri dubbi. Sembra difficile?
    @anonimo che parla dell’invitata: per me e per molti altri studenti l’invitata era gradita, non perché nostro idolo indiscusso, ma perché ci ha fornito alcune informazioni di carattere storico che potessimo assimilare e poi decidere di approfondire. Se era gradita per gli studenti, ritengo dovesse essere gradita dall’università in generale, che dovrebbe appoggiare la curiosità degli studenti. La cultura dovrebbe essere sempre gradita.
    @Olivieri: sinceramente, io non conoscevo la Kersevan prima dell’intervento. Parlo per quello che ho visto e ascoltato (con tanto di appunti presi). Non c’è stato negazionismo storico come tutti continuano a dire, si è parlato della causa dell foibe, ovvero della violenta occupazione fascista avvenuta prima dell’8 settembre 1943. Si trova su tutti i manuali di Storia, è una parte della storia italiana che è giusto si conosca.
    @Fulvio: ti han già risposto in tre, aggiungo poco. Aggiungo che la memoria conviene usarla, anche a te, almeno per provare a prendere spunto dei propri errori (a livello storico come a livello individuale). 2) parlare di cultura, vuol dire parlare anche di crescita, non credi? Un popolo non cresce se non cresce prima a livello mentale. 3) fascisti e comunisti saranno pure dementi allo stesso modo, secondo te, ma mi tocca sottolineare per l’ennesima volta che non si è trattato di un’opposizione tra fascisti e comunisti. Piuttosto, tra fascisti e studenti universitari che volevano ascoltare una lezione di storia. Qualcuno di loro poteva essere comunista, non lo so, qualcuno simpatizzante a sinistra, può darsi, qualcuno apartitico, come è ovvio che sia. Eravamo lì per la storia, non per la politica.
    @anonimo che mi chiede del blog: no, allupo allupo è solo qui, niente fb, niente tw. Lo Spazio Zero è proprio quella piccola auletta. Pur non facendo parte di nessun collettivo, io la frequento spesso perché organizza degli eventi molto interessanti. Ancora più spesso, invece, è utilizzata da tutti gli studenti come semplice aula studio. Dalla mia esperienza posso dirti che è gestita da ragazze e ragazzi simpatiche, intelligenti e disponibili al dialogo. Dai un’occhiata se ti va, quando passi.
    @anonimo che parla di coerenza: grazie.
    @francesco 1 e 2: fate pure, l’informazione libera è giusto che giri.
    @Before they fall: grazie, ho letto anche il tuo pezzo, ovviamente.
    @anonimo che dice che l’assemblea non era autorizzata: non c’era motivo per cui non autorizzarla e credo che la cultura non debba essere ostacolata. Di non autorizzato e da ostacolare sono invece le irruzioni violente in atenei pubblici e chi la cultura la vuole interrompere.
    @federico che studia viticoltura: è sempre bene informarsi anche da altre campane. Io ho descritto tutto quello che ho visto, non ho inventato nulla e non ho aggiunto nulla. Sono consapevole di ciò che è successo e la mia coscienza è limpida.
    @IlPraticante: come ho già scritto, io non faccio parte del collettivo, eppure sono sempre stato trattato bene quando ho partecipato agli eventi e alle discussioni. A volte ho avuto idee contrastanti e sono stato ascoltato, creando un dibattito civile. Prenderò in considerazione i tuoi suggerimenti, ma la mia esperienza personale non mi fa pensare assolutamente male di loro, anzi. Un’altra cosa: mi han detto che due anni fa Casa Pound ha presentato un suo libro in un’aula dell’ateneo. In quel caso, nessuno ha interrotto la presentazione. Mi fa pensare che quello che dici non sia del tutto corretto.
    @V: chi fa il lavoro dello storico non si arricchisce con le disgrazie, ma con gli avvenimenti provati e con la ricerca e lo studio. Se quelli di Casa Pound ti fanno ridere, non devi dirlo a me, ma a loro. Se chi commenta ti fa ridere, prova a scrivere un commento tu che non faccia ridere e che dica qualcosa di nuovo. A me sembrano pertinenti. Se il mio articolo ti fa ridere, forse non hai capito che l’informazione italiana è spesso colma di articoli che fanno ridere e vengono presi sul serio, questa invece è una cosa che va presa sul serio, cerca di ragionare su che cosa è successo e trattiene le risate. Se io ti faccio ridere, per me non è un problema, ma sappi che il tuo commento, invece, in me non induce ad alcuna ilarità, anzi, mi preoccupo quando leggo commenti come il tuo.

    • Le sai proprio tutte sei il numero uno!! Se il comizio non era più autorizzato era per evitare proprio quello che è successo grazie al vostro surrogato di disubbidienza civile! La vostra intenzione era solo passare per vittime!Siccome andava bene alla vostra minoranza che si assume il compjto di portatrice della luce della conoscenza allora deve andare bene a tutti! Bravissimi

      • L’incontro non è stato annullato per questo e, anche se lo fosse, è un motivo inaccettabile. L’incontro è stato annullato perché “c’è un tempo per la pietà e uno per la scienza”, secondo il magnifico rettore. Tra l’altro, parlare di comizio è stravolgere le cose, volutamente. E ti faccio notare che sia alcuni professori del dipartimento Tesis, nonché l’Istituto veronese per la storia della resistenza e dell’età contemporanea (e aggiungo anche lo storico Aldo Giannuli sul suo sito, nonchè Filippo Focardi a me a voce) hanno pubblicamente mostrato solidarietà nei confronti degli organizzatori nonché preoccupazione per quanto fatto dall’Istituzione. Evidentemente siamo proprio una piccola minoranza di “vittime”.

    • vi do un consiglio…non studiare solamente dai libri ma venite nelle terre delle stragi a capire i motivi ,le cause egli effetti di certe azioni…

  8. Fanno ridere la scrittrice che vuole fare soldi con le disgrazie altrui, tu, il tuo articolo, gli ultras di casapound, la maggior parte dei commenti di gente che ritiene di aver qualcosa di nuovo da dire su un argomento che a forza di parlarne ha perso la sua serietà, avendo pure la presunzione di avere in tasca la verità assoluta o di saper ragionare meglio degli altri e infine tutti quelli che si danno pure risposta. Perdete il vostro tempo andate a studiare

  9. Mi spiace che sia successo quello che racconti perché denota l’esistenza di un clima non molto proficuo.
    Ad ogni modo da quello che dici sembra che a parte un grande spavento nessuno si sia fatto male.
    Però ti faccio una domanda rispetto alla prima parte di quanto da te scritto, esponendoti velocemente la mia esperienza da ex-studente (laureato l’anno scorso).
    Poche parole: gli stessi ragazzi di questo “collettivo” che a tue parole, tanto vengono osteggiati oggi in università sono gli stessi che per tutti gli anni in cui io sono stato all’interno dell’ateneo hanno più volte osteggiato incontri ed iniziative che non inneggiavano alla violenza che ma semplicemente non rappresentavano i loro colori. Quel gruppo di ragazzi a cui piace farsi chiamare “collettivo” in realtà ha una concezione molto monocromatica di libertà che si potrebbe ben sintetizzare in un orrendo motto che più o meno fa:”o con noi o contro di noi”

    • Sempre la solita solfa. Io di quel collettivo conosco molte persone e, seppur mi sot laureando altrove, ci collaboro. Quando capirete che con fascismo e quindi con i residuati politici (leggasi CPI e FN con le rispettive liste studentesche) non si può trattare? Non bastano il fascismo come fenomeno storico, i FAR, Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, il periodo dello stragismo, le ripetute aggressioni di questi anni per capire che il fascismo (oltre che costituzionalmente) non può essere tollerato? Se credi nella costituzione hai subito una disposizione transitoria e poi una legge. Se credi nel rispetto delle persone, nel dialogo, etc hai la Storia.

  10. Quello che trovo a dir poco sconcertante é che lo scontro non é avvenuto tra le associazioni studentesche, come sarebbe naturale, ma sono venuti i ‘fratelli maggiori’ da Casa Pound.
    Usciti dalle loro caverne buie, con simboli che tradiscono una confusione semantica a dir poco ridicola, sfiorano l’apologia al fascismo (reato), negano il diritto alla libera manifestazione del pensiero (altro reato) e terrorizzano l’ateneo con le loro bocche sdentate.
    Ripeto, fosse stato un bell’incontro/scontro basato sul dialogo tra studenti, capirei, ma qui c’erano gli studenti da una parte e gorilla dall’altra.
    Mi chiedo quali provvedimenti verranno presi nei confronti di questi trogloditi, in modo che queste manifestazioni gratuite di violenza e terrorismo non ci siano più.

    • Mah sai … Verona l ho sempre vista fascista..Tosi Lega Nord…e non è per fare di tutt un’erba un FASCIO (parola azzeccata!!) però la storia insegna!
      quasi non posso credere che sia successo tutto questo in un Paese civile , come ci consideriamo

    • L assemblea non era più autorizzata quindi l aula è stata occupata illegalmente da gente che sente ancora il richiamo delle contestazioni. Bella la descrizione dei gorilla il tuo schieramento sarà senz altro composto da esili figure in dolcevita con l aria snob

      • imbarazzante è la posizione presa dal rettore d’ università e dal nostro sindaco, vergognoso davvero. Ho letto ora riguardo questo fatto e la mia unica fonte di notizia è la tua descrizione dei fatti Luca. Qualcuno ,quindi, potrbbe obbiettare dicendo che ho una visione imparziale degli avvenimenti ma conoscendo più che bene la città nella quale sono nato non mi meraviglio della presenza di gente ignorante cresciuta a ” pane e fascismo ” … loro parlano di ignoranza, capisci, anche se ci sono immersi. Mi scuso per averti dato del ” tu ” (sono studente pure io). Comunque la cosa più sbagliata sarebbe dimenticare questo fatto, invece quel che è giusto è chiedere spiegazioni al rettore del suo comportamento…

      • Io non ho schieramenti.
        Parlo per me stessa e ho, guardacaso, un’esile figura e un’aria decisamente snob.
        Non porto il dolcevita, altrimenti potrei considerarti un novello nostradamus.

  11. penso che la cosa piu grave,indipendentemente da Blocco studentesco e fascistoni vari (ognuno crede in cio che vuole,per carità,anche se a volte discutibili),sia il fatto che l’ateneo aveva autorizzato l’incontro per poi revocarlo senza giustificato motivo.probabilmente sotto pressione di qualcuno a livello politico locale.oltre al comportamento infantile di boicottaggio (togliere corrente) che ha danneggiato anche altre persone che in quel momento pensava solo ai c***i suoi.Oltre che infantile,aggiungerei da ignoranti,nel senso di voler ignorare fatti che sono accaduti realmente come l’occupazione della slovenia che non è mai stata terra italiana ma popolazione a se.
    e poi.informarsi su eventi storici su wikipedia…ma per favore

    • Il giustificato motivo c’è stato e di due tipi diversi. Entrambi tuttavia gravissimi. Il primo presentato dal rettore Mazzucco con una lettera al professor Romagnani affermava : “C’è un tempo per la pietà e uno per la scienza”. Un altro parlava di motivi di sicurezza a causa del dissenso che l’incontro aveva causato. Il primo motivo è completamente fuori dal mondo, il secondo è, oltre che ipocrita rispetto al primo comunicato, ingiustificabile. Se un incontro culturale non si può fare per motivi di sicurezza, devi pensare a far si che l’evento si possa svolgere e non, al contrario, annullare l’incontro

  12. Finalmente leggo un pezzo coerente con i fatti accaduti, di qualcuno che era presente alla conferenza, come me, e che non parla per sentito dire o slogan. Grazie Luca

  13. Bellissimo articolo, sto cercando di condividerlo ovunque. Esiste una pagina facebook, un profilo twitter, di lupoallupo dove vi possa trovare? 🙂
    P.s: questo è il mio primo anno a Verona, quindi non ne ho idea: lo spazio collettivo autogestito è quello affianco alle macchinette al piano terra?

  14. Premetto che non me ne frega nulla della memoria, degli ebrei, dei comunisti, dei fascisti e degli infoibati. La lezione non era prevista e non si doveva fare. La violenza non è mai giustificata comunque. Stop.

    Se volete riunirvi a parlare di qualcosa di serio fatelo su materie come la crescita, l’impresa, il servizio e i problemi che gravano sul nostro paese.

    Ciò potrebbe portare a soluzioni concrete e utili. Mentre ottenere un contentino su chi sia stato vittima o carnefice 70 anni fa non crea alcuna utilità.

    Basta con queste ideologie del cavolo, fascisti e comunisti sono la stessa cosa: dementi.

    Cordialmente

    • mi sa che non hai letto l’articolo fino in fondo :)… parlavono solo di storia, una lezzione di storia sulle foibe. Cose che si sanno già ma che in una lezione si riprendono. 🙂

    • La storia serve per impedire di commettere gli stessi errori. Anche in materia economica – visto che ti preme tanto. La cultura serve per evitare di generalizzare e di parlare con parole prese in prestito da altri. Ignorare il passato è lanciarsi nel futuro ad occhi bendati. Mi dispiace che tu la pensi diversamente.

    • Non si può che contestare il pensiero che l’unica cosa che conta è quella pratica, materiale, immediatamente utile… I problemi che gravano sul nostro paese non sono quelli che possono sembrare ad una mente fredda e senza nessun orizzonte davanti o indietro. Fare i conti con il proprio passato è qualcosa che Italia non è mai riuscita a fare. Per questo dopo il fascismo i fascisti sono rimasti al loro posto, per questo dopo tangentopoli i corrotti sono rimasti al loro posto, per questo dopo Berlusconi si ricandida di nuovo Berlusconi. Mi dispiace Fulvio anche la tua frase sull’ideologia è infondata. Tu stesso quando dici che la crescita, l’impresa, il servizio siano i veri problemi sei ben dentro all’ideologia. Solo che nemmeno te ne accorgi.

    • Appunto, si cerca di fare storia, non propaganda. E’ a chi interessa la propaganda che non interessa la cultura, men che meno la storia.

  15. Kersevan se ne è uscita con la splendida frase: “Come ho spiegato, commemorare i morti nelle foibe, significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo. Per gli altri morti, quelli vittime di rese di conti o vendette personali, c’è il 2 di novembre.” (non ritrattata). L’associazione nazionale partigiani d’Italia, noto covo di fascisti, ha deciso di far saltare l’incontro con Kersevan dopo questa sua brillante dichiarazione, e non vedo perché un ateneo debba dare spazio ad una negazionista e revisionista delle foibe, che è aberrante tanto quanto il negazionismo o il revisionismo dell’olocausto o del massacro di Nanchino . Tanto più che “Si tratta di dichiarazioni inaccettabili sul piano umano e anche sul piano storico poiché confliggono con l’esito delle ricerche condotte da quella commissione italo-slovena istituita anni or sono per verificare i fatti. Quel gruppo bilaterale di storici ha accertato tanto le responsabilità e le violenze perpetrate dal regime fascista quanto quelle di segno opposto consumate dopo il ‘45 dal regime comunista titino”.
    Ora con questo non voglio giustificare l’azione violenta dei gruppi di destra, che trovo completamente da disprezzare, ma solo sostenere l’ateneo, e biasimare anche il gruppo di sinistra, che, ha sbagliato, e non poco, anch’esso scegliendo una negazionista per trattare un tema così delicato e che, nonostante l’abolizione dell’incontro da parte dell’ateneo, lo ha voluto portare avanti comunque. Personalmente provo ribrezzo e disgusto per i nazifascisti che rifiutano l’olocausto, e pensavo che le persone di sinistra fossero un po’ meglio, il mio ribrezzo e disgusto è lo stesso, come persona e come studioso, per la negazione delle foibe. Poi, non avendo seguito la lezione non posso giudicarne il contenuto nello specifico, ma, in ogni caso, come non vorrei David Irving (negazionista dell’olocausto) in una lezione di storia sui campi di sterminio, anche se nella lezione specifica non propagandasse le sue tesi, così non vedo perché si dovrebbe accettare Kersevan.

  16. Buongiorno, cercherò di rispondere a tutti.
    Premetto una cosa che forse non si è capita: io sono un appassionato di storia e per me la storia non è il semplice racconto di un avvenimento, bensì un complicato intreccio di cause-effetto, tutte da scoprire, capire, interpretare.
    Personalmente, credo a quello che ho letto sul mio manuale di Storia Contemporanea studiato alla triennale. Credo alle foibe e credo siano state un’atrocità che gli italiani hanno subìto, ma credo anche alla causa che ha scatenato questa atrocità, ovvero l’occupazione fascista di quelle terre prima dell’8 settembre 1943, fatta di altre atrocità, stavolta compiute da italiani. Tutto questo è scritto sui manuali di storia, non è revisionismo e non se lo inventa nessuno. Personalmente condanno l’effetto (foibe) e condanno la causa (occupazione feroce). Ora rispondo.
    @Caterina @ Erika @Barbara @Antonio: grazie per l’appoggio.
    @Barbara: mi fa piacere essere letto in Slovenia e capisco e mi spiace per quello che hai passato.
    @Nicola: forse di scontri tra fazioni ce ne sono durante le manifestazioni, non lo so, forse saranno anche cercati. Ma l’altro ieri eravamo studenti, in buona parte ragazze, nessuno era intenzionato ad affrontare uno scontro fisico, anzi. Oreste ti ha riposto prima di me, vedo.
    @elena @juju non mollate.
    @fonzie: ti han già risposto in tanti. Io posso dire che sui libri ho letto che in Istria e Dalmazia, per cultura, lingua e popolazione, prima dell’occupazione non c’era una maggioranza italiana. Sì, hai ragione che il mio stile vorrebbe incentrarsi su un punto di vista obiettivo, ma obiettivamente quello che ho visto è stata un’irruzione violenta che non capisco come potrei non condannare. Il titolo dell’incontro era provocatorio, chissà forse con un altro titolo si sarebbe evitato tutto questo. Credo alle vittime di Tito, purtroppo una bruttissima pagina di storia. Gli ebrei morti erano 6 milioni, inevitabile parlarne, ma in questa vicenda non c’entrano niente. Un consiglio spassionato: meglio i manuali di storia che wikipedia. Anche se spesso wiki riporta la verità, non sai mai chi ci scrive su.
    @daunt, parli da uno che di manuali di storia ne ha letti e studiati, grande.
    @arcangeli: non voglio incriminare l’ateneo, ma raccontare quello che è successo. L’ateneo ha la responsabilità di aver scelto di fare questa figura. Interessante, comunque, quello che dice a proposito della guerra in Africa.
    @profrossi: Lei mi parla degli anni ’70 dicendo che allora sui libri di Storia non c’era tutto, mi dispiace molto per chi ha studiato storia in quegli anni. Oggi per nostra fortuna possiamo studiare sia i gulag, sia le foibe, sia l’occupazione italiana della Jugoslavia. Tanta ferocia che dobbiamo conoscere per non ripetere.
    @anonimo che studia giurisprudenza: hai ragione sulla vendetta, sono d’accordo con te che sia una scelta completamente deprecabile. Ripeto: gli ebrei non c’entrano nulla con quanto ho scritto e con quanto è successo. Io, però, non ho seguito il dibattito perché mi interessa la vendetta, ma perché mi interessa la conoscenza. Ero lì, ma non vuol dire che sia un fan di Tito, tutt’altro.
    @Stefano: mi prendo dell’ignorante e ti do ragione: ho frequentato un’altra università nella triennale e cose del genere non sono mai successe. In quell’ateneo avrebbero concesso l’aula e nessuno avrebbe fatto un’irruzione violenta.
    @anonimo 1 e 2: io non rompo i ‘maroni’ a nessuno ascoltando una lezione storica su cui dopo farmi un’idea mia.

    • Istria e Dalmazia non erano a maggioranza italiana ma le città costiere Pola, Parenzo, Capodistria, ecc. (vedi su wikipedia i censimenti dell’inizio ‘900) lo sono sempre state in quanto terre sotto appartenenti alla repubblica Serenissima, fintanto che è esistita.

  17. Era già una provocazione a partire dal titolo, confermata dall aver fatto la “lezione” nonostante la revoca del permesso, il tutto per causare l ovvia reazione dei depensanti di casa pound e passare quindi per martiri della libertà di parola. Siete marionette dello stesso teatrino lasciate in pace chi è morto e non rompete i maroni

    • I maroni non li rompe chi organizza un seminario di storia, ma chi lo impedisce facendo la figura, tra l’altro, di non saper come rispondere all’invitata contestata e di non saper come argomentare in un aula le proprie tesi sul tema dibattuto.

  18. pienamente d accordo con tutto quello scritto da te ma io fossi in te non generalizzerei altrimenti cadi te nell’ignoranza. L universita italiana non è solo questo, fai riferimento a quella di verona magari ma prima di fare una generalizzazione del genere prova anche le altre.
    saluti

  19. Con tutto il rispetto, leggendo la tua testimonianza si ha l’impressione che tu voglia apparire super partes e che tu stia cercando di dare un giudizio all’estrema destra veronese da un punto di vista obiettivo…
    Tuttavia alcune frasi che usi lasciano intendere come tu in realtà sia piuttosto schierato, e dunque prevenuto verso chi non la pensa te: una delle frasi cui mi riferisco è quella in cui parli degli italiani infoibati come ‘occupatori’ dei territori slavi.
    Occupatori? L’Istria e la Dalmazia sono storicamente terre italiane! Le vittime delle foibe non erano ‘occupatori’, ma semplici cittadini con la sola colpa di essere italiani.
    E comunque, se il titolo dell’incontro era quello da te riportato, non si può negare che fosse volutamente scelto per provocare.
    Conosco ragazzi i cui parenti sono stati uccisi da Tito: se avessero saputo di un incontro il cui titolo parla definisce le foibe come un qualcosa ‘tra mito e realtà’, ne sarebbero feriti e disgustati.
    La feccia è stata (e forse ancora è) tanto a destra quanto a sinistra e i morti ebrei che tutti, giustamente, onoriamo non devono essere mitizzati più o meno dei nostri morti innocenti.

    • Forse suonerà nuovo al sig. Fonzie, ma l’Italia durante la guerra ha occupato insieme ai tedeschi l’intera penisola balcanica. I morti derivati dall’occupazione italiana di tutta la Jugoslavia hanno 6 cifre. Gli artefici delle stragi non furono mai processati come fu fatto con i nazisti. Ammettere che gli italiani non furono migliori dei titini non vuol dire negare le foibe, nè dare ragione ai carnefici. SPIEGARE non significa GIUSTIFICARE. Invece, dedicare il “giorno della memoria” solo alle atrocità subite e non a quelle commesse (che sarebbero anche più utili da ricordare) significa dare ad un popolo più valore di un altro. Come dire, ne abbiamo uccisi 10 volte tanti, ma erano solo slavi, non sono degni del nostro giorno della memoria.

      • (da un docente dell’università incriminata:) chapeau, Daunt. Mi risulta che lo stesso collettivo abbia anche recentemente proiettato il filmato della BBC sui crimini compiuti dall’Italia fascista in Africa e nei Balcani (coprodotto dalla RAI ma mai trasmesso in Italia: una vergogna). Mi è capitato qualche anno fa di raccomandarlo a lezione (si parlava di storia dell’Africa) e di venire contestato da una studentessa agée a cui evidentemente il riferimento a massacri e indegnità commessi dai ‘nostri’ dava fastidio. Italiani brava gente…

      • Sul corriere di Verona il giornalista Davide Orsato ha scritto : ” Le foibe, l’occupazione titina di Trieste e, prima, quella italiana di Istria e Dalmazia, secondo la versione di Alessandra Kersevan”. La storia è completamente sconosciuta e ci si permette pure di giudicarla. O altrettanto schifosamente come il direttore amministrativo che, dettosi comunque contrario alle posizioni della Kersevan, quando la professoressa gli ha chiesto dove mai l’avesse sentita, l’egregio direttore ha risposto “In televisione”

      • Nessuno ha mai detto che i nostri italiani in guerra in Jugoslavia fossero Santi e nessuno vuole dirlo. Era guerra, dopotutto.
        Ma sminuire le vittime INNOCENTI di Tito e dei suoi soldati, in Istria e Dalmazia, dove la gente italiana ABITAVA (non erano lì per combattere, ma per VIVERE) e si è vista costretta a scappare per non morire, vedendo parenti e amici essere trattati come animali e poi uccisi senza dignità, vuol dire essere schierati fortemente più da una parte che dall’altra. Vuol dire fare proprio lo stesso ragionamento che hai detto tu, ma inverso: chissenefrega quanti ne sono morti, erano italiani, non sono degni di essere ricordati.
        Il titolo dell’incontro era ”Foibe: tra mito e realtà”.
        Se io organizzassi un incontro intitolato ”Shoa: tra mito e realtà” come pensi che la prenderebbero i parenti dei milioni di ebrei morti in quell’occasione?
        Non è il numero delle vittime che rende un massacro più importante di un altro… La morte è uguale per tutti e parlare di ”mito” in riferimento ad una strage è un insulto a quelle vittime e a chi tali vittime non vuole dimenticarle.
        Incontri sul tema-foibe non solo si possono fare ma si DEVONO fare… ma se volete la partecipazione di tutti scegliete titoli adatti, non insulti alla decenza come questo. Io per primo non avrei partecipato, sapendo il titolo ed anzi mi sarei mosso per cancellare l’evento, almeno finché non si fosse presentato in maniera più seria e rispettosa.

        • c e un problema, anzi ce ne sono diversi. Innanzitutto none vero che nessuno dica che gli italiani abbiano gia nefandezze. Di fatto lo stereotipo del bravo italiano e ben diffuso e in un articolo di eric gobetti che ho citato e ben chiaro e lo fa anche angelo del boca in un suo recente libro, nonche filippo focardi con un libro uscito da un mesetto.
          Altro problema, non si possono definire tutti “innocenti”, per il fatto stesso che ci fu amministrazione di occupazione fascista, c e stata per forza di cose un epurazione ( che faccio notare che in italia ha fallito e che in francia ha condannato a morte 5000 persone).altro problema, il titolo. Sai qual e il mito? Non che le foibe ci siano state ma che nelle foibe ci siano finite 10-20 000 persone e per questo invito a leggere . Oraoul pupo, giampaolo valdevit e roberto spazzali. La giornata del ricordo non e tale solo per quelle vittime ma anche “per le piu. complesse finamiche del confine orientale” e quindi l occupazione. fascista che mai viene ricordata, invito a leggere gli articoli dello storico. enzo collotti. Quello che semplicisticamente viene definit foibe e un problema complesso che si inserisce in dinamiche di resistenza, lotta di classe, national building nonche frizioni internazionali fra tito e stalin. I media e le istituzioni lungi dal voler rappresentare le problematicita ne fanno un mito, un santino da venerare. La kersevan afferma che le vittime furono quelli dell amministrazione pubblica,cioe fascisti, bene se si hanno dubbi, come io che glieli ho espressi apertamente gli si fan domande, cosa che non si e potuta fare. E diverso questo dalla shoa, non tanto e non solo per i numeri, ma per il contesto tragico e complesso in cui si inseriscono. Attorno alla questione delle foibe, come a molti altri, si preferisce tacere piuttosto che creare dibattiti seri. Lungi da me giustificare violenze ed eccidi, quanto capi di stato, infatti ho partecipato anche all incontro con costandino di sante oltre ad aver letto libri di autori gia citati. Parlare, come si fa spesso, di gennocidio nazionale e falso e storicamente accertato. Faccio notare che diversi proferrosi autorevoli del dipartimento abbiamo appoggiato l inziativa, pur magari non concordando con le interpretaioni e i risultati della kersevan. Detto questo passo e chiudo. Alla prossima.

    • Ho letto con attenzione quanto hai scritto e non dubito della veridicità del tuo racconto. Però ti posso dire, visto che ho molti anni più di te, che questo tipo di intolleranza non è solo di destra. Quando andavo io all’università, negli anni ’70, ne ho viste tante di violenze fisiche e verbali perpetrate dagli estremisti di sinistra, i quali impedivano che all’università parlasse chiunque non fosse della loro parte. E nei libri di storia si parlava soltanto dei crimini nazisti e fascisti, mentre non c’era traccia delle foibe, dei gulag e compagnia bella. La violenza e la prevaricazione contro gli avversari è tipica di ogni estremismo, e quello di sinistra non è stato certo più mite dell’altro.

      • Per favore non generalizziamo e non decontestualizziamo. Gli anni 70 sono un periodo a se ( a cui, ricordo, ci si è arrivati dopo diverse stragi operate per mano neofascista con l’intrinsecarsi di servizi segreti e uomini politici) e riportare quello che è successo oggi all’epoca è fuori dal mondo. C’è stata un aggressione fascista. Non c’è da dire altro.

        E per chi va in giro a demistificare la storia consiglio l’articolo di Eric Gobetti in “Passato Presente” di settebre-dicembre 2012, oltre che i chili e chili di libri e articoli che la storiografia ha ormai prodotto

    • La prossima volta vai all’incontro organizzato e esprimi le tue prese di posizione.
      (faccio altresì notare che affermazioni tipo “Istria e Dalmazia sono STORICAMENTE terre italiane” non hanno alcun fondamento)

      • @Anonimo: Nessun fondamento? Ti cito wikipedia alla voce istria:
        ”Secondo le convenzioni geografiche l’Istria rientra nella regione geografica italiana. La maggior parte dell’Istria appartiene alla Croazia. Una piccola parte, invece, rientra invece nel territorio della Slovenia. L’Istria è legata per motivi storici, geografici e culturali al Friuli-Venezia Giulia e al Veneto. Le due regioni italiane prevedono dei capitolati di spesa nei propri bilanci, a sostegno della minoranza italiana e per il mantenimento delle memorie storiche istro-venete.”
        E ancora:
        ”Tra l’aprile e il maggio del 1945 l’Istria, grazie allo sforzo congiunto della resistenza locale (sia slava che italiana), fu liberata dall’occupazione nazista ed occupata dall’armata jugoslava di Tito; la successiva politica di persecuzioni, vessazioni ed espropri messa in atto da Tito ai danni della popolazione italiana, culminata nel dramma dei massacri delle foibe, già sperimentato nel settembre del 1943, spinse la massima parte della popolazione locale di etnia italiana ad abbandonare l’Istria, dando vita ad un vero e proprio esodo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l’Istria fu assegnata alla Jugoslavia che l’aveva occupata, con l’eccezione della parte nord-occidentale, che formava il Territorio libero di Trieste (dissolto nel 1954)”.
        Diceva Milovan Gilas, braccio destro di Tito, nel 91:
        ”Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto”.
        Credo che questo dovrebbe bastarti come risposta, ma il mio consiglio è: vai a farti un giro in Friuli e parla, chiedi, ascolta i vecchi e gli anziani su cosa pensino dei territori oltre il confine.
        Istria Fiume e Dalmazia né Slovenia né Croazia!

        • La mia famiglia abita in friuli dal 1500 circa…dai vieni a spiegare le tue tesi,vieni a vedere i luoghi,la gente e la cultura voglio proprio vedere quanto ce di italia sul confine.

      • E per quanto riguarda la Dalmazia, sempre da wikipedia:
        ”La costa dalmata ebbe una forte impronta culturale dall’Italia, cominciando dall’Impero Romano, passando per gli influssi dello stile longobardo, del gotico veneziano nell’architettura pubblica e del Rinascimento fiorentino nella letteratura in lingua croata, basata sull’idea dell’uso della lingua volgare, permeata dal petrarchismo a Ragusa. Durante il regno napoleonico la Dalmazia intera fu unita politicamente all’Italia ed ebbe come lingua ufficiale l’italiano, anche nelle scuole.”
        E poi:
        ”Nel 1909 la lingua italiana venne vietata in tutti gli edifici pubblici ed i dalmati italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunali. Dopo la prima guerra mondiale, in base al Patto di Londra l’Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale, incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. La Dalmazia venne alla fine ceduta allo Stato sud-slavo, con l’eccezione di Zara, delle isole di Lagosta e Cazza e di quelle carnerine che vennero assegnate all’Italia.”
        E infine:
        ”Nel 1941 la Iugoslavia fu invasa dall’Asse e smembrata. La Dalmazia fu spartita fra Italia, che vi istituì il governatorato della Dalmazia, e Stato Indipendente di Croazia, che annetté Ragusa e Morlacchia, sebbene in quelle regioni fossero stanziate truppe italiane. Subito il Governatorato divenne rifugio per le popolazioni dell’entroterra che fuggivano dalle persecuzioni e dalle atrocità commesse dagli ustascia. Con la resa italiana (8 settembre 1943) lo Stato ustascia croato attaccò il Governatorato di Dalmazia annettendolo fino ai confini del 1941, mentre la città di Zara venne fatta segno di numerosi bombardamenti da parte alleata che la distrussero quasi completamente. Alla fine del conflitto tutta la costa adriatica orientale, compresa Zara e le isole precedentemente italiane, finì per far parte della Jugoslavia federale diventata comunista. Da allora, a seguito della persecuzione etnica a cui furono sottoposti, vi fu un vasto esodo di italiani.”
        Come prima, però, quello che posso dirti è di cercare testimonianze più dirette possibili: parla con gli esodati o coi loro parenti e capirai il dolore che hanno provato, pagando con la vita o con la casa colpe non proprie.

      • Le città costiere sono sempre state a maggioranza italiana da quando la Serenissima li ha avuti sotto il suo dominio. Vedi ad esempio Parenzo censimento austriaco del 1900: “Secondo l’imperialregio censimento austroungarico dell’anno 1900, a Capodistria vivevano 7205 italiani, 391 sloveni, 167 croati e 67 tedeschi.” (fonte Wikipedia)

    • concordo pienamente con te, Fonzie. Gli ebrei sono diventati i martiri per eccellenza, i numerosi morti italiani, invece, è come se “se la fossero cercata”, quindi non meritano di essere onorati.
      Ma per favore, non facciamoci fregare da una persona che vuole sembrare veramente superpartes ed invece è il solito esponente di sinistra che vede la merda a destra ed il bene dal suo lato.
      La merda è ovunque, quindi, punta il dito prima di tutto dal tuo lato e poi dal lato opposto, prima autocritica e poi giudichi gli altri.
      Con questo, non penso che abbiano fatto bene quelli di Casa Pound ad irrompere, perché così sono caduti loro nel torto, ma se le foibe sono “tra mito e realtà”, dovete vergognarvi e non siete degni di chiamarvi italiani.
      Ultima cosa, da studente di giurisprudenza: non esiste più un ordinamento giuridico consuetudinario come quello ellenico ove esiste e si deve onorare la vendetta, o dove alcuni comportamenti sono giustificati. qualsiasi sia il motivo per cui ci siano stati questi comportamenti efferati da parte degli slavi, non è importante saperli in quanto non sono giustificabili.

    • A dire il vero, i territori in cui si trovano le foibe ‘principali’ sono sloveni…e non perchè facevano parte della Jugoslavia, ma perchè vi viveva (e vi vive tuttora) la comunità slovena (già dal 6. secolo….lo specifico per evitare i soliti commenti alla “tornatevene a casa vostra”!!!). E non è sbagliata la denominazione di occupatori, perchè da queste parti i fascisti non giravano distribuendo caramelle…. È dal 1920 che martoriavano la comunità slava a Trieste (si trova tutto in un buon libro di storia…che però busogna anche aprire e leggere!!), dal dar fuoco al Narodni dom, al togliere l’identità italianizzando tutti i cognomi, chiudendo scuole, circoli culturali e sportivi, biblioteche ecc., proibendo di parlare nella propria lingua madre, e con l’avvento della man forte dei tedeschi anche bruciare paesi, stuprare e uccidere ragazzine, mandare la gente in prigione e deportare uomini, donne e bambini nei campi di concentramento…e nemmeno mi ci metto a scrivere dei squadroni della banda Colotti e delle loro sedi di tortura e dei tribunali speciali….. E tutto ciò successe PRIMA del 1943….così, giusto per rendere un po’ l’idea di quello che si è vissuto nelle nostre terre durante la guerra!! Non approvo quanto successo in seguito, perchè si poteva essere superiori e lasciare che la giustizia facesse il suo corso (anche se dubito che qualcuno avrebbe pagato per i crimini di guerra…basta vedere com’è finita con i nazisti) …ma non posso nemmeno biasimare coloro che hanno riconosciuto davanti ai militari qualcuno che gli ha portato via il figlio, il marito…o entrambi. È brutto, lo so, come sono brutte tutte le guerre….ma dicesi causa – effetto!!

  20. Anche io sono una studentessa dell’Università di Verona e posso solo dire che questa è una cosa VERGOGNOSA! Non è possibile che nei luoghi in cui si dovrebbe diffondere la cultura ci siano delle persone che vogliono “ucciderla”. Come qualsiasi incontro universitario, non è di parte, anzi; è semplicemente un racconto “storico”, per far conoscere agli studenti o comunque approfondire un evento che fa parte del nostro Paese.
    Ovviamente l’estrema destra non capisce niente come al solito e pensa solo a fare casino. Va a finire che nemmeno in università si può più stare tranquilli.

  21. Ho ribattezzato l’università di Verona: l’ateneo demoralizzante. Sono quasi alla fine di un percorso che è stato irto di ostacoli, frustrazioni, mancanze e assurdità -da parte degli accademici- per cui potrei scrivere un libro. A pochi esami dalla fine volevo lasciar perdere tutto, perché estremamente nauseata ma mi sono imposta di finire quello che ho iniziato. Certo è che pagare un servizio statale di questo genere mi indigna.

  22. Giornata di scontro, quella di ieri all’Università di Verona, dove la vera realtà è la degradante scenetta di due fazioni contrapposte incapaci di superare, accettare la storia e soprattutto guardare avanti. Gli estremismi sono e resteranno virus insopportabili che solo la cultura e la ferrea volontà di superamento porteranno un clima di confronto più disteso. Questo non si può certo ricercare con atti di forza, andando contro le autorizzazioni del Rettore o lanciando lacrimogeni urticanti in aule frequentate anche da chi intendeva trascorrere un pomeriggio di studio.Occupazioni, inni, scritte, striscioni e passi di marcia evocano periodi della nostra società che la memoria vorrebbe non riesumare.Errori di un tempo mai compresi o manipolati ad arte? Siate GIOVANI impegnati ma con la fierezza di guardarvi negli occhi senza rancori e veli di una inutile prepotenza !

    • Mi dispiace ma non si tratta di scontro e di scenetta fra due fazioni politiche. SI tratta di aggressione fascista perchè, se lo scontro si fosse voluto le porte non si chiudevano e si andava allo scontro diretto. Bisogna smetterla di evocare questa trita e ritrita forma degli “opposti estremismi”. SIamo giovani e organizziamo INCONTRI DI STORIA e, da studente di storia che si sta laureando, nonchè da cittadino con spirito critico gli unici che la Storia non l’accettano sono quelli che hanno aggredito nonchè tutte le istituzioni che si rifiutano di parlare e far parlare sulle “più complesse dinamiche del confine orientale” come scritto sulla legge che ha istituito il giorno del ricordol. Troppo facile cosi, troppo. I rancori ci sono, perchè se si ha paura di girare per Verona e l’università a causa di gruppi di estrema destra, certo non si può pretendere di essere amici fraterni. E la differenza sta nel fatto che noi siamo studenti e non vogliamo usare violenza, gli altri, (che non so se qualcuno l’ha notato ma credo che sorpassassero facilmente i 20-25 anni) invece la violenza ce l’hanno nell cultura, intrinsicamente. E un bel libro di Giulia Albanese sulla marcia su Roma è chiarificatore di un evento sottovalutato e presosottgamba anche dalla storiografia.

      Non vi é storia possibile là dove uno Stato, una Chiesa, una comunità, per quanto rispettabili, impongono un’ortodossia (Pierre Vidal Naquet; prefazione a La solution finale dans l histoire di arno mayer)

  23. Caro Luca, sono rimasta molto colpita da questa tua testimonianza. E’ veramente preoccupante quello che e’ accaduto. Comunque non disperare, adesso ne sai una in piu’ … Se in magnifici dell’universita’ non vi permettono piu’ di organizzare serate culturali mirate all’approfondimento di eventi non negabili storici causa-effetto potete sempre trovare una persona intelligente che e’ pronta ad ospitare in casa propria un evento culturale cosi’. Io non mi arrenderei. Anzi il tuo racconto ha fatto si’ che la speranza ad una considerazione diversa da quella che il governo italiano tende a presentare riguardo alle foibe si possibile. Comprendere il momento storico e le cause che hanno portato alle foibe … Troppo spesso mi sento dire in faccia, specialmente a Trieste, eh voi sloveni, ne avete infoibati di poveri italiani solo perche’ parlavano italiano … cosa che viene detta a me che sono nata nel 1976 e con quello che hanno fatto gli italiani durante il fascismo agli sloveni, croati ecc. e con quello che dopo la violenza fascista e’ stato fatto dai militari titini agli italiani non ho nulla a che vedere! Pero’ si tende a generalizzare, cosa che sa molto di ignoranza …

    Comunque sia, mi rammarica sapere cos’e’ successo durante quest evento culturale, pero’ mi riempie di fiducia perche’ tu sei la prova vivente che ci sono giovani, amanti della storia contemporanea, che vogliono approfondire per sapere tutta la verita’.

    Ti mando un caloroso saluto dalla Slovenia.

    Barbara

  24. Addio cultura, addio libertà di espressione, addio rispetto. Dove andremo a finire.. anzi, dove siamo finiti?! Ostruzionismo e squadrismo puro, questa notizia dovrebbe risuonare a livello nazionale!

  25. Sono senza parole. Amareggiata e preoccupata. Questo è un esempio triste e allarmante di come siamo lontano anni luce dalla risoluzione dei problemi di un paese. La gravità sta proprio nel fatto che stiamo parlando di un problema di intelligenza, cultura, rispetto. Stiamo camminando nella direzione sbagliata. QUESTO E’ GRAVE. cerchiamo di dimostrare sempre in tutto quello che facciamo e faremo nella vita che la forza, l’ignoranza, l’ottusità mentale non possono farla da padroni. Questi atteggiamenti sono un insulto all’intelligenza e alla cultura che da sempre storicamente ha caratteriszzato questo paese e che su di essi si è costruito.

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